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Descrizione dell’itinerario 1

La Riserva Naturale di Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto si trova in Sicilia, nella provincia di Palermo. È un’area protetta di grande interesse naturalistico e paesaggistico, caratterizzata da un territorio montuoso con alture che raggiungono i 1.100 metri circa. La riserva prende il nome dai due rilievi principali, Pizzo Cane e Pizzo Trigna, e dalla Grotta Mazzamuto, una delle grotte più importanti della zona.

Il paesaggio è dominato da boschi di lecci, querce e sughere, che ospitano una ricca biodiversità animale e vegetale. Tra le specie più significative si trovano il falco pellegrino, il gatto selvatico, il cinghiale e numerosi uccelli rapaci. La grotta Mazzamuto è celebre per le sue formazioni carsiche e per le testimonianze archeologiche risalenti all’età preistorica.

La riserva rappresenta un luogo ideale per gli amanti della natura e del trekking, grazie ai numerosi sentieri che permettono di esplorare il territorio, ammirare panorami mozzafiato e scoprire la flora e la fauna tipiche del Mediterraneo interno. È un esempio importante di conservazione ambientale e valorizzazione del patrimonio naturalistico siciliano.

ITINERARIO 2 – OLEOTURISTICO

Ventimiglia di Sicilia itinerario rurale Regie Trazzere 1: chiesa della Madre

della Grazia, contrada Suvarita, contrada Leone, contrada Traversa, Masseria

Abbiviratureddu.

Presentazione del percorso presso il palazzo comunale

L’itinerario ha una lunghezza complessiva di 23 km (andata e ritorno) ed è percorribile

con mezzi fuoristrada o con autovetture 4×4. Le condizioni del manto

stradale sono nel complesso buone, a eccezione di qualche tratto sterrato. Dalla

Masseria Leone è, inoltre, possibile, dopo un impegnativo sentiero di montagna,

giungere alla grotta del Leone. È consigliabile intraprendere quest’escursione muniti

di attrezzatura specifica.

Lungo questo itinerario si percorre inizialmente Via Madonna della Rocca per

giungere a Portella di Ventimiglia; quindi, si prosegue attraverso una Regia Trazzera

che giungeva a Palermo, che si snoda alle falde della catena dei Monti di

Trabia o di Calamigna e che domina la valle del torrente Sercia, principale afluente

del iume Milicia. Al ritorno, invece, si percorre la Strada Provinciale 16

che da Bagheria giunge alla provinciale 6. Si tratta di un’area dalla forte rilevanza

naturalistica e paesaggistica, grazie alla presenza della riserva naturale “Pizzo

Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto” e dalla forte vocazione produttiva, come

dimostrano le numerose masserie che spesso si installano su luoghi occupati da

siti archeologici. Oggi l’area, oltre a essere sfruttata a ini agricoli e pastorali, è

caratterizzata dalla presenza di alcuni agriturismi e di aziende locali specializzate

nella produzione di prodotti tipici.

L’itinerario1 comincia dalla periferia nord-occidentale del paese, da Piazza S. Rosalia

presso il municipio e la sede provvisoria del deposito archeologico, dove

sono temporaneamente custoditi reperti romani, bizantini, arabi e normanno-svevi

del sito di Castellaccio. Inizialmente si percorre la via Madonna della Rocca per

raggiungere il santuario della Madre della Grazia. Dal punto di vista geologico

quest’area è costituita da conglomerati e sabbie della Formazione (deltizia e luviale)

Terravecchia di epoca terziaria. Vi sono, inoltre, tracce di frequentazione

risalenti all’età romano-imperiale, e, presso le alture poste a Sud/Ovest rispetto al

santuario, precisamente a Cozzo Volpe e a Cozzo S. Pantaleo, è stata individuata

una necropoli con tombe a fossa di età ellenistica. Presso il santuario si trova anche

il ristorante Le Palme, dotato di ampio giardino e di sale per la ristorazione e per

i ricevimenti. Procedendo verso Nord si giunge a Portella di Ventimiglia, dove,

sullo spiazzale (un tempo utilizzato per la sosta nella transumanza degli armenti

e per le aie da spaglio del grano), si trova la cappellina del Sacramento. Da qui si

possono ammirare verso Est le suggestive pareti di Pizzo di Cascio e i boschi di

querce, accessibili da una carreggiata che sale verso Balata Mauri; la carreggiata

sopra citata e la depressione di erosione, che da Pizzo di Cascio scende verso Sud,

segnano il conine amministrativo tra i Comuni di Baucina e di Ventimiglia di

Sicilia. Percorrendo verso Nord la Regia Trazzera S. Marco in contrada Portella

di Ventimiglia, davanti alla sorgente Favara, si trovano i resti archeologici di una

fattoria di età tardo-antica di cui sono ancora visibili diverse strutture murarie e

alcune tombe.

Il percorso prosegue verso la Masseria Suvarita, attraversando la contrada Costa

Ilice nel territorio di Baucina, per giungere nuovamente, dopo qualche chilometro,

in territorio ventimigliese, precisamente in contrada Traversa. Quest’area è

utilizzata principalmente per la zootecnia e, ino a poco tempo fa, ospitava anche

Itinerario rurale 1 di Ventimglia di Sicilia.

la coltivazione del mandorlo, come è attestato anche dal toponimo della contrada

limitrofa, Cangialosi, che signiica appunto “roccia del mandorlo”. L’area è, infatti,

cosparsa di massi, spesso di notevoli dimensioni, che rappresentano il detrito di

falda dei Monti di Trabia detti anche di Calamigna, che hanno scoraggiato l’impianto

di colture cerealicole. I terreni fanno parte della formazione geologica del

Flysch Numidico che deriva dalla degradazione delle facies del Dominio Imerese

dei calcari della montagna.

Sulle pareti di Pizzo di Cane e di Pizzo del Leone, sopra la Masseria Leone, si apre

la splendida grotta omonima, composta da due antri che richiamerebbero l’efige

del volto del leone.

A questo punto la trazzera si biforca in due rami: proseguendo a destra verso Nord

la strada, che prende il nome di Regia Trazzera della Niviera, costeggia Cozzo

dell’Azzurria, dove è documentato un insediamento di età medievale, per poi inerpicarsi

sui Monti di Trabia.

Imboccando la strada a sinistra si giunge su Cozzo dei Morti, un’emergenza costituita

da massi di grandi dimensioni provenienti dal detrito di falda dei monti sovrastanti.

Qui sorgeva un insediamento di età romano-imperiale, come si può supporre

dai frammenti ceramici che sfiorano all’interno dell’uliveto a Sud del cozzo.

Contrada Traversa. I Monti di Trabia.

Qui e presso la sede della vecchia discarica di rifiuti, è possibile anche osservare

alcune cave di sabbia scavate su vecchie dune desertiche del Miocene superiore.

Poche centinaia di metri in direzione nord si trova il baglio Case Vecchie Traversa,

un’imponente struttura, in parte crollata, posseduta un tempo dai feudatari locali.

All’interno dell’atrio è presente un abbeveratoio, oggi utilizzato per dissetare il

bestiame. Ed è proprio la ricchezza d’acqua una delle ragioni che fece sì che il sito

fosse occupato sin dall’antichità. Ricerche archeologiche nell’area circostante il

baglio hanno dimostrato l’esistenza di un insediamento del VI e V sec. a.C. L’area

fu anche abitata in età romana e in età medievale.

Dopo pochi metri si incontrano le Case Nuove Traversa, un complesso di edifici

che versa in precarie condizioni di conservazione e che ancora oggi viene in parte

utilizzato. Quindi, ci si immette in una strada asfaltata che termina nella SP 16, la

quale costituisce la via di ritorno dell’itinerario. Lungo questa strada, dopo aver

oltrepassato una fabbrica di dadi per brodo, si incontra un grande agriturismo,

Case Varisco, dove è possibile pernottare e gustare i prodotti locali della zootecnia

e dell’agricoltura, oltre a poter fare passeggiate a cavallo. L’agriturismo è dotato,

inoltre, di piscina e di un museo della civiltà contadina.

Il percorso procede, come abbiamo accennato, verso contrada Cangialosi, dove si

trova, nella Masseria Abbiviratureddu, l’azienda Basile che lavora prodotti caseari

con latte di allevamenti locali. Anche in questo luogo le indagini archeologiche

hanno rilevato la presenza di una fattoria di età tardo-antica e medievale, riconoscibile

attraverso la tipologia dei frammenti ittili sparsi in supericie. Qui si trova

un bellissimo abbeveratoio costruito con pietra locale e alimentato da una copiosa

sorgente d’acqua.

Dopo aver oltrepassato un rinomato ristorante con piscina e camere d’albergo,

Capra Licca, si rientra, dopo il vallone della Finàita che viene giù da Montalbano

e afluisce nel torrente Sercia, in territorio di Baucina, attraversando in contrada

Suvarita un pittoresco bosco misto di querce da sughero e di Virgilio. Inine, dopo

la Masseria Suvarita, il percorso si conclude a Ventimiglia di Sicilia, attraverso la

strada intercomunale Baucina-Ventimiglia.

Se si vuole prolungare il percorso, poco prima di questa masseria, si imbocca a

destra una trazzera che porta a un sito archeologico di epoca romana con la possibilità

di osservare molti resti ceramici in un uliveto sotto il tratto terminale della

trazzera, nelle vicinanze di un insediamento zootecnico.

Illustrazione delle emergenze naturalistiche e culturali nelle fermate o stop lungo

il percorso dell’itinerario turistico rurale 1 di Ventimiglia di Sicilia

1 – Chiesa della Madre della Grazia o Madonna della Rocca

Non esiste nessun documento sulla costruzione della piccola chiesa e sul miracolo

del ritrovamento del dipinto della Madre della Grazia, il cui stile lo inserisce tra la

ine del Seicento e gli inizi del Settecento (si tratta della Madonna del Latte); un

restauro del secolo scorso ha aggiunto due angeli nella parte superiore dell’icona.

Dalle linee semplici e pacate la chiesetta campestre è probabilmente coeva al

dipinto. La tradizione la vuole costruita dalla fondatrice di Ventimiglia, la principessa

Beatrice Del Carretto, che dal suo castello, presso l’attuale chiesa di S. Vito,

vide una luce tra i due massi e vi scoprì la presenza del quadro della Madonna che

allatta il Bambino. Il quadro, tuttavia, probabilmente fu fatto trovare tra i due massi

della Formazione Terravecchia da monaci provenienti dal Sinai. Questi quadri

della “Madonna Mancusa”, cioè mancina (porta il Bambino sulla destra e non sulla

sinistra come fanno le mamme destrorse) sono attribuiti, infatti, alla tradizione

del santuario greco-ortodosso del Monte Sinai.

All’interno, nella parete centrale, durante il periodo dei festeggiamenti, è possibile

ammirare il dipinto. Particolarmente suggestiva è la quindicina che si svolge

Chiesa della Madre della Grazia e massi della Formazione Terravecchia.

all’alba, iniziando in processione dalla piazza al santuario campestre, con i canti

sulla Madonna e il rosario in lingua siciliana. La festa si svolge a Ferragosto e, tra

le manifestazioni folkloristiche, è spettacolare “l’antinna”, una gara di giovani

bendati che devono salire su un lungo palo cosparso di sapone e percuotere le “pignate

piene d’acqua e con sorprese varie, sospese su un grande cerchio in ferro.

2 – Masseria Suvarita

Si tratta di un complesso di abitazioni antiche e moderne servite da una sorgente

di ottima portata che alimenta un abbeveratoio a doppia vasca, una per dissetare il

bestiame e l’altra per irrigare le colture orticole. Questa masseria è riportata in una

pianta topograica del territorio di Baucina redatta nel 1830 dall’agrimensore Giovanni

Manfrè e conservata nell’Archivio di Stato di Palermo. Il feudo della Suvarita

con questa masseria è citato in documenti risalenti al 1300; la contrada un po’

più a Sud, per la presenza di sorgenti, fu frequentata in epoca romano-imperiale.

Il nome Suvarita, cioè sughereta, deriva dai lembi residui di boschi di quercia da

sughero, favorita nella crescita dal terreno acido del Flysch Numidico. Il feudo e

la masseria, dopo la soppressione degli ordini religiosi alla ine del 1800, furono

venduti a vari acquirenti che però mantennero l’uso comune dell’abbeveratoio,

mentre l’acqua irrigua era utilizzata dalla famiglia Fazio che attualmente mantiene

una parte della masseria con i terreni a valle della SP 16. Lo scenario attorno al

cortile acciottolato mantiene ancora il fascino dell’architettura settecentesca.

Masseria Suvarita.

3 – Masseria Leone e grotta del Leone

Situata sul versante occidentale di Pizzo di Cane e di Pizzo del Leone è costituita

da due antri, che con i due pizzi nell’insieme richiamerebbero l’efige del volto di

un leone. Dificilmente raggiungibile a causa delle forti pendenze e dell’asperità

del terreno, cosparso di massi di grandi e medie dimensioni, ci si arriva dopo una

Masseria Leone.

Grotta del Leone.

scalata impegnativa, percorrendo alcuni sentieri per una lunghezza complessiva di

1 km. Al suo interno sono presenti formazioni stalagmitiche e stalattitiche e varie

specie vegetali tra cui una specie vegetale endemica della famiglia delle Brassicacee,

l’Iberidella minore. Dal punto di vista faunistico la zona riveste notevole

importanza in quanto si possono osservare l’aquila reale e l’aquila del Bonelli; in

passato era frequentata anche dal capovaccaio, l’avvoltoio poi estinto e oggi reintrodotto

dalla Spagna nell’area delle Madonie.

L’escursione per la grotta inizia dalla Masseria Leone, un complesso di locali costruiti

attorno a un atrio e serviti da una sorgente che alimenta un abbeveratoio.

4 – Cozzo dei Morti

Si tratta di un’emergenza costituita da massi di grandi dimensioni facenti parte

del detrito di falda della montagna. Il toponimo è legato alla presenza in passato

di sepolture a cassa coperte da lastroni. Si trattava probabilmente della necropoli

dell’insediamento databile tra l’età ellenistico-romana e l’età tardo-antica (II sec.

a.C. – VI/VII sec. d.C.) che occupava i terreni a Nord, come attestano i frammenti

ceramici ancora visibili in supericie. Si tratta di tegole, vasellame da mensa (sigillata

africana), ceramica da cucina, anfore di produzione africana, e ceramica

acroma. Sul cozzo si coltivava il mandorlo e l’ulivo come si può supporre dagli

alberi superstiti, mentre alle pendici del rilievo è presente una vecchia masseria

e un grande abbeveratoio, ancora oggi utilizzato per dissetare il bestiame. Subito

a Nord, invece, si possono osservare delle cave di sabbia scavate su antiche dune

desertiche del Miocene superiore.

Cozzo dei Morti. Veduta da Nord.

5 – Area archeologica e Masseria Case Vecchie Traversa

Un grande baglio costituito da numerosi ambienti di cui resta soltanto parte

dell’alzato dei muri, sorge a Sud della Regia Trazzera della Traversa. L’ingresso

avveniva dal lato est attraverso due semiarchi, oggi murati. Il complesso a pianta

rettangolare era costituito da locali adibiti a uso domestico, da un grande atrio al

cui centro è presente un abbeveratoio e da ambienti quadrangolari dove dovevano

trovare riparo gli animali della masseria.

Sui terreni circostanti, invece, afiorano numerosi frammenti ceramici pertinenti

a diverse epoche storiche (età greca, età romana, età medievale). Certamente la

ricchezza d’acqua, la fertilità dei terreni e la posizione, lungo un’importante via

di comunicazione, favorirono la continuità di vita di questo sito. La fase più antica

è quella arcaica: dai reperti raccolti sembra che si trattasse di una fattoria che

rivestiva probabilmente un ruolo di collegamento tra Solunto, Monte Falcone e il

Pizzo di Ciminna. Degno di nota è il rinvenimento di un frammento di ceramica

a igure rosse e un frammento di coppa di produzione soluntina, oltre a ceramica

di produzione indigena. È presente anche la ceramica di età imperiale e in misura

minore quella medievale. Oggi sul luogo sono presenti numerose case che vengono

abitate durante la stagione estiva.

Masseria Case Vecchie Traversa.